Bug Beer

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UNA RIVOLUZIONE CHIAMATA BUG... Se secondo i dati di Coldiretti, negli ultimi 10 anni in Italia la produzione di birra artigianale è aumentato del 1900%, nel territorio nolano il fenomeno “birra artigianale” non sembra ancora aver attecchito come altrove, almeno questa è la sensazione che hanno i fondatori   di “Bug beer”, la neocostituita brewfirm che da Mugnano del Cardinale parte alla conquista del mercato locale della birra artigianale, con la promessa di rivoluzionare le nostre bevute.

Una mission davvero ambiziosa che sta molto a cuore ai fondatori di questa nuova etichetta che non a caso si chiama “Bug beer” proprio per evocare il bug che in inglese è sì un insetto - che troviamo raffigurato nel marchio - ma anche, in ambito informatico, un’anomalia del sistema di elaborazione dati capace  di mandarlo in tilt. 
Proprio come i bugs, questa nuova brewfirm promette di destabilizzare l’ordine precostituito delle bevute dettato dalle birre industriale, convertendo le masse di palati ancora poco avezzi alla complessità della birra artigianale. Come? Senza fare troppa accademia, come tiene a preavvertire Severino Grasso, il mastrobirraio, o come preferisce definirsi lui, il curatore della produzione che ha iniziato, proprio come un’alchimista, a testare le sue ricette nel segreto dello scantinato di casa per poi trasformarle nelle birre firmate “Bug beer”. 
Bando ai sofismi, per fare la rivoluzione, secondo la filosofia di “Bug beer”, bisogna essere semplici e popolari, sebbene con stile. 
E lo stile certo non manca a questo birrificio, partendo dal packaging sicuramente di impatto, con una duplice veste grafica, quella più elegante per i ristoranti, e quella più giocosa destinata ad un target  giovanile 
Le  proposte di “Bug beer” si dichiarano fedele agli stili tradizionali, reinterpretati senza grossi sconvolgimenti. L’obiettivo non è il sensazionalismo a tutti i costi ma  stupire con poche ricette semplici. Le tre birre testate da noi gustini la gold ale, la tripel e la strong ale colpiscono a pieno nel segno.
La semplicità non è una cosa semplice, volendo fare un gioco di parole, perché raggiungerla  richiede cura del dettaglio e meticolosità. Qualità che si percepiscono al primo assaggio.
Cominciando dalle gold ale, una birra chiara senza troppe pretese, beverina, da accompagnare ad una pizza magari, dove però si percepisce la raffinatezza della ricerca delle materie prime con i luppoli tedeschi, un omaggio alla tradizione teutonica ed in particolare alle kolsh che hanno ispirato la ricetta, passando ad una bevuta più complessa come la strong ale con i suoi toni di caramello, cioccolato, e caffè che nasce dal connubio tra malti e lieviti inglesi e luppoli tedeschi.
Ma il fiore all’occhiello della casa è sicuramente la tripel. Fedele alla tradizionale birra belga, non a caso si tiene a precisare che per produrla si utilizzano solo lieviti provenienti dal Belgio, questa tripel dal sapore incisivo e moderatamente fruttato, dove predomina come da protocollo il coriandolo, al primo incontro appare semplice, beverina tanto da sorprendere il degustatore che al primo sorso potrebbe essere ingannato dalla sua  leggerezza che cela invece un insospettabile contenuto di alcol, 8,6 gradi, che ne fanno una birra  maliarda e traditrice, tanto da valerle l’appellativo di “Malafemmena”.
Che dire, al termine  della degustazione delle “Bug beer” si percepisce che sebbene la brewfirm è neonata non siamo di fronte a dei neofiti della birra ma al contrario, siamo al cospetto di una realtà brassicola che ha già un suo background solido, frutto della passione pluriennale per la birra artigianale dichiarata dal suo mastrobirraio, Severino Grasso, e  dalle sperimentazioni casalinghe cominciate già a partire dal 2012 tra le mura domestiche utilizzando metodi “fai da te” che hanno preceduto l’approdo sul mercato, mercato che ha accolto con entusiasmo l’ingresso di questa nuova etichetta,  tanto che si sta già pensando a come ampliare la produzione con nuove ricette. 
Se siete curiosi di provare le birre del birrificio “Bug beer”, con il loro inconfondibile marchio a forma di insetto, potete recarvi in alcuni pub e ristoranti della zona, quali, solo per citarne alcuni, a Nola presso la Pizzeria Gallery, e il ristorante “205 Galleria Culinaria”, nonché presso il wine bar “Vini & Boccacci”; a San Vitaliano presso il ristorante “Il cavallino” e presso il pub-ristorante “Per Bacco”, a Marigliano presso il “Fame” burger bar, e a Napoli, in centro, presso il bistrot  “Soul croumbs”. 
Si ringrazia il bar pasticceria Gallucci per aver gentilmente ospitato la degustazione.
 
info e altro su bugbeer.it
 
di Candida Di Palma