Dalla piantagione alla tazzina le donne sono una risorsa fondamentale per la crescita del settore caffeicolo.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, vale la pena ricordare che la violenza non assume solo la forma fisica o domestica. Esistono forme più silenziose, ma altrettanto dannose, come la marginalizzazione economica, la mancanza di autonomia e l’esclusione dalle opportunità.
Sembra che le donne, nel corso degli anni, abbiano sempre faticato a emergere nel mondo del lavoro, e questo soprattutto a partire dall’agricoltura. Nel caffè, ad esempio, le donne sono spesso relegate a ruoli più marginali, come la coltivazione e la raccolta. Escluse dai poteri decisionali di famiglie ancora patriarcali, non hanno accesso alle fonti finanziarie né alla gestione delle piantagioni. Eppure rappresentano il 70% della produzione agricola mondiale. Circa 5 milioni dei 25 milioni di produttori di caffè nel mondo sono donne: un quarto della produzione globale. Nonostante ciò, nei Paesi di origine, sono talmente svantaggiate da non avere accesso ai servizi pubblici né alla formazione. Se le donne avessero più accesso alla formazione sulle buone pratiche agricole, la resa produttiva migliorerebbe, soprattutto nei piccoli contesti produttivi. Nell’Africa Orientale, ad esempio, sono generalmente responsabili sia della gestione della famiglia sia del lavoro in fattoria: ciò comporta lunghe distanze per procurarsi acqua e legna, sottraendo tempo alla formazione. Alcune associazioni internazionali hanno introdotto soluzioni tecnologiche come fornelli più efficienti o serbatoi di raccolta dell’acqua, proprio per permettere alle donne di partecipare ai corsi formativi e migliorare la produttività delle piantagioni. Se ci pensiamo bene, se le donne avessero più leadership e maggiore potere decisionale nelle famiglie rurali e accesso alle risorse, il sistema agricolo del caffè migliorerebbe sensibilmente. Investirebbero in tecnologie, ottimizzerebbero tempi e strumenti. Nonostante siano più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, le donne hanno una grande capacità di innovazione. Quando viene data loro la possibilità di formarsi sulle pratiche agricole intelligenti per il clima, adottano tecniche spesso più efficaci dei loro colleghi uomini. Per combattere il divario di genere e affrontare le sfide climatiche occorre un maggiore coinvolgimento della figura femminile. I dati lo confermano: in Etiopia, Uganda e Tanzania la gestione femminile della produzione del caffè è aumentata del 28%; in America Centrale le donne registrate come operatrici di aziende agricole biologiche fair trade sono cresciute del 34%. Nonostante emarginazione e mancanza di opportunità, esistono realtà luminose: cooperative e piccole piantagioni guidate da donne coraggiose, capaci di produrre caffè straordinari. Mi è capitato spesso di acquistare lotti eccezionali coltivati e raccolti da donne. Le donne sono fondamentali in tutto il processo del caffè: dalla coltivazione alla raccolta, fino alla preparazione domestica, spesso vissuta come un piccolo cerimoniale quotidiano. Certo, sono ancora poche le donne che tostano caffè nel mondo, così come le bariste vincitrici di competizioni internazionali. Ma con più formazione e valorizzazione queste presenze aumentano. Anche nei Paesi consumatori, come l’Italia, le donne nei ruoli di spicco del settore sono ancora minoranza, sebbene oggi più di ieri stia emergendo la loro figura nei reparti marketing, comunicazione, qualità, logistica e finanza. La Giornata del 25 novembre ci ricorda che la violenza contro le donne può essere anche economica e sociale: negare accesso alle risorse, al potere decisionale, alla formazione è una forma di violenza strutturale che limita libertà e futuro. Sostenere la crescita professionale delle donne nella filiera del caffè significa combattere queste dinamiche, promuovere pari opportunità e contribuire a una società più giusta. Raccontare e sostenere le donne del caffè, dalle piantagioni alle aziende italiane, significa prendere posizione contro ogni forma di violenza e disuguaglianza. Significa scegliere una filiera più consapevole e più umana. Il 25 novembre è un invito a farlo ogni giorno, anche attraverso un gesto semplice e quotidiano come una tazzina di caffè.
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