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L’AMMACCATA – QUANDO IL CILENTO DIVENTA UN’ESPERIENZA DA ASSAGGIARE

Per tutti i “gustini”, per gli amanti del Cilento, dei suoi colori, dei suoi profumi, del suo mare e soprattutto dei suoi sapori, c’è un luogo che merita assolutamente una visita: La Maccata, a Casal Velino.

Ci sono posti in cui si va semplicemente a mangiare e altri in cui, invece, si entra per vivere un’esperienza.

L’ Ammaccata appartiene decisamente alla seconda categoria.
Lo abbiamo capito appena arrivati in questo antico casolare, recuperato con un’opera attenta e rispettosa che ha saputo restituire valore alla pietra, al legno e agli ambienti originari, senza snaturarne l’anima.
Un luogo che sembra raccontare il Cilento ancora prima che arrivi il cibo in tavola.
L’atmosfera richiama, per alcuni elementi, quella delle masserie pugliesi, ma qui tutto parla cilentano: la pietra, il legno, gli spazi esterni, le lucine che d’estate accompagnano le serate, gli ombrelloni, il verde e quell’eleganza rustica che non ha bisogno di ostentare.

E poi c’è il progetto.

Un progetto che prende vita da circa tre anni e che porta la firma di Christian SANTOMAURO , il padrone di casa che abbiamo avuto il piacere di intervistare e che, più che un semplice ristoratore, definiremmo un vero visionario del territorio.

Un ingegnere che ha scelto di mettere competenze, passione e sensibilità al servizio della propria terra, recuperando antichi sapori e trasformandoli in una proposta gastronomica contemporanea, senza mai perdere il legame con la tradizione.

Dalla terra alla tavola: il vero chilometro zero

Uno degli aspetti che colpisce maggiormente è il rapporto con la terra.

All’ Ammaccata i grani vengono macinati direttamente, dando vita a farine proprie con cui vengono realizzati gli impasti.
Una scelta che racconta una filosofia precisa: conoscere ciò che si porta in tavola, partire dalla materia prima e valorizzarla senza scorciatoie.
Ma il vero gioiello è il preziosissimo orto sinergico a forma di margherita.
Visto dall’alto, e’ davvero un enorme fiore: ogni petalo ospita una coltura diversa e viene continuamente rinnovato seguendo la stagionalità.

Un piccolo ecosistema produttivo dal quale arrivano ortaggi ed erbe aromatiche che entrano direttamente nei piatti.

E proprio qui si comprende quanto il concetto di “chilometro zero” possa diventare qualcosa di concreto e non soltanto uno slogan.
Il nostro consiglio è quindi quello di farvi accompagnare nel tour della struttura fino al mulino.

Ne vale davvero la pena.

L’Ammaccata e’ una pizza che viene dal passato, Il cuore dell’esperienza è naturalmente lei: l’Ammaccata. Il nome richiama un’antica preparazione cilentana, quella pizza che nasce dalla tradizione dei fornai.
Prima di infornare il pane, si utilizzava un piccolo impasto per verificare la temperatura e il funzionamento del forno: una preparazione semplice, essenziale, che nel tempo è diventata parte della memoria gastronomica del territorio.
L’Ammaccata si colloca così a metà strada tra la pizza napoletana e una sorta di focaccia: rustica, fragrante, essenziale e con una personalità tutta sua.
La versione tradizionale cilentana, con pomodoro, origano e cacioricotta, viene qui reinterpretata con grande attenzione alle materie prime, agli oli, alla stagionalità e agli abbinamenti.
E c’è un dettaglio che racconta perfettamente la cura del progetto: ogni Ammaccata viene valorizzata con un olio diverso, scelto in funzione degli ingredienti.
Non è semplicemente una pizza.
È un racconto.

Dal passato al presente: il nostro menu degustazione

Abbiamo avuto modo di assaggiare un percorso degustazione costruito proprio sul dialogo tra memoria e contemporaneità.
Si parte con il “Dal passato al presente”, un tris di fritti cilentani che introduce perfettamente alla filosofia della cucina.
Abbiamo assaggiato:

●	polpetta di patata senza panatura;
●	alice ripiena con scaglie di mandorle e ricotta al limone;
●	polpetta di pane e concentrato di pomodoro.

Tre piccoli assaggi che riportano immediatamente alla cucina di casa, ma con una lettura più contemporanea e raffinata.
Poi arriva una delle protagoniste della degustazione: l’Ammaccata gialla.
Base di fior di latte, alice di Menaica, pomodorino giallo, zest di limone e cappero.
Un equilibrio interessantissimo tra sapidità, acidità, freschezza e profumi mediterranei.
L’alice di Menaica, eccellenza del territorio, trova qui una dimensione particolarmente elegante.
E ancora una volta torna la filosofia degli oli: ogni Ammaccata ne utilizza uno diverso, quasi a creare una piccola degustazione nella degustazione.
Il percorso prosegue con un tagliere che è praticamente una fotografia della tradizione:
pancetta, salsiccia e mozzarella nella mortella, insieme a insaccati legati alla tradizione del territorio e prodotti di Gioia.
A seguire, una carrellata di contorni che profumano di cucina cilentana:
zucchine ripassate, tortino di foglie e patate, peperoni con mollica di pane e melanzane a funghetto; Piatti apparentemente semplici, ma proprio per questo difficili da eseguire bene.
Perché quando la materia prima è protagonista, non ci si può nascondere dietro elaborazioni eccessive.
Tra gli assaggi che ci hanno particolarmente incuriosito c’è stata anche La Strazzata.
Una ciambella di pane che viene servita calda e farcita con olive, sale, olio, fior di latte e petali di pancetta.
Un piatto conviviale, goloso, quasi ancestrale.
Di quelli che riportano immediatamente alla dimensione della tavola condivisa, del pane appena sfornato e delle cose buone mangiate senza troppi fronzoli.

Carosella Misù: anche il dessert racconta il territorio Anche il dessert mantiene fortissimo il legame con la terra.
La Carosella Misù, che prende il nome proprio dal grano utilizzato, è una reinterpretazione del tiramisù realizzata con pane biscottato, crema al mascarpone e scaglie, bagnati con il caffè.
Un finale che ancora una volta gioca sulla memoria: ingredienti semplici, riconoscibili, trasformati in qualcosa di diverso.

Un luogo da vivere anche d’inverno, l’Ammaccata non è una destinazione esclusivamente estiva.
Durante la stagione più fredda, infatti, l’esperienza si sposta negli ambienti interni, dove trovano spazio sale degustazione tematiche, curate nei dettagli e capaci di mantenere intatta quella sensazione di autenticità che caratterizza l’intera struttura.
Ed è proprio questo uno dei suoi punti di forza: non essere una semplice pizzeria estiva, ma un progetto gastronomico che vive tutto l’anno.
L’attesa è valsa l’impresa
Lo ammetto: arrivare alll’Am Maccata non è stato semplicissimo.

Era un posto che avevo già in mente dallo scorso anno e riuscire finalmente a prenotare non è stato affatto immediato.
Ma, una volta arrivati, posso dirlo senza esitazione: l’attesa è valsa l’impresa.
Le aspettative erano alte, anche perché avevo sentito parlare molto della qualità della pizza, della genuinità delle materie prime e della particolarità del progetto.

E La Maccata non ha deluso.
Anzi, ha confermato che dietro una buona pizza può esserci molto di più: un’idea, una visione, una filiera, una storia e soprattutto un profondo amore per il territorio.
Ringrazio Christian per averci accolto e per averci raccontato il suo progetto con la passione di chi non si limita a custodire una tradizione, ma prova a renderla contemporanea senza cancellarne la memoria.
E un grazie particolare anche per il dolcissimo omaggio riservato ai miei figli, che hanno partecipato entusiasti al tour della struttura e del mulino.

Per loro è stata una sorpresa.

Per noi adulti, invece, è stata una vera e propria esperienza gastronomica e territoriale.

Il MIO consiglio?

Se siete in Cilento, fate una passeggiata alla AMMaccata di Casal Velino.

Prenotate con anticipo, perché è un luogo molto richiesto, lasciatevi guidare nel percorso, fatevi raccontare la storia del casolare, dell’orto, dei grani e del mulino.

E soprattutto lasciatevi conquistare dall’Ammaccata.
Perché qui non si mangia soltanto una pizza.

Qui si assaggia il Cilento.

L’AMMACCATA E’ #CONSIGLIATOCLUBDELGUSTO2026